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 La fine della crisi o l'inizio di un nuovo periodo di recessione?
  di Valerio Malano

"Siamo davvero all'inizio della ripresa economica o le nostre abitudini economiche ci stanno spingendo verso il baratro ?"


Stando ai movimenti del mercato, e al fatturato delle aziende molti di noi sono sicuro che potrebbero individuare quelle che sono i caratteristici segnali di una forte ripresa dell'economia.

D'altro canto però, altri segnali ci ricordano di come la nostra economia ed il modo di vivere è sull'orlo del baratro e che qualcosa deve cambiare per non deteriorare quelli che sono i parametri base della nostra società.

Uno di questi segnali e forse il più importante è il famosissimo "debito pubblico".
Analizzando il valore del debito pubblico italiano non possiamo notare che nel mese di ottobre 2010 è stato battuto il record assoluto, non eravamo mai andati oltre la soglia dei 1867 miliardi di euro.

Se fosse una situazione solo italiana questi livelli paurosi non dovrebbero preoccupare più di tanto il panorama internazionale, ma purtroppo non è cosi !!.
Il mondo intero purtroppo si stà muovendo verso un alto debito pubblico.

Non sarebbe cosi grave se l'aumento del debito pubblico fosse quantomento supportato da una crescita del prodotto interno lordo, il famoso PIL. ma non è cosi, purtroppo la recente ha ridotto il prodotto interno lordo e ha prodotto un aumento del deficit spingendo cosi questo importante rapporto ben oltre i livelli che si erano registrati successivamente al 1929. Avere un debito pubblico molto alto comporta che lo stato deve necessariamente spendere del denaro ogni anno in interessi passivi per il denaro che ha ricevuto in prestito, e ciò sicuramente non aiuta, la ripresa e può portare ad un aumento delle tasse, quello che si stà cercando con difficoltà di fare in tutto il mondo. In italia il debito pubblico viene coperto mediante l'emissione da parte della Banca D'Italia di titoli obbligazionari statali ovvero B.O.T., C.C.T. , B.T.P. Sicuramente un metodo per contrastare la crisi c'e' a dovrebbe essere perseguito da tutti noi : Rimboccarci le maniche e attivare il cervello.

Lista dei termini specialistici contenuti nell' articolo


Debito pubblico Si definisce debito pubblico il debito che lo stato ha nei confronti di altri soggetti quali individui privati, imprese banche o altri soggetti stranieri che hanno sottoscritto obbligazioni ( ad esempio in italia BOT e CCT) utili a coprire il fabbisogno finanziario statale ovvero coprire l'eventuale deficit pubblico. Il debito pubblico porta al pagamento da parte dello stato di interessi pertanto è utile che sia il più basso possibile per far si che vengano bruciate le proprie risorse.

Banca d'italia La Banca d'Italia è la banca centrale della Repubblica Italiana. Dal 1998 è parte integrante del sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Il suo nome viene talvolta informalmente abbreviato in Bankitalia. Logo della Banca d'ItaliaLa Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico come stabilito dalla legge bancaria del 1936, ribadita anche da una sentenza della Corte Suprema di Cassazione. Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni, per il 5,67% di enti pubblici (INPS e INAIL). La sede centrale della Banca d'Italia è nel Palazzo Koch a Roma. Ha sedi e succursali in tutta Italia. Dal 2006 il governatore della Banca d'Italia è Mario Draghi.

B.t.p. Il Buono del Tesoro Poliennale (BTP) rappresenta un certificato di debito con scadenza superiore all'anno. Il titolo ha durata poliennale (usualmente con scadenze di 3, 5, 10, 15 o 30 anni) e presenta cedole annuali pagate semestralmente (ad esempio, un BTP al 6% paga due cedole semestrali del 3% l'una). Il rendimento è dato dal tasso fisso della cedola e dalla differenza tra il prezzo di emissione e quello di rimborso. Si tratta di un titolo 'a capitale garantito', ossia prevede alla scadenza il rimborso dell'intero valore nominale. Essendo uno strumento con cedole a tasso fisso è soggetto a oscillazioni di prezzo durante la sua "vita finanziaria", che saranno più marcate più lunga sarà la durata del titolo (duration). Le emissioni avvengono due volte al mese con asta marginale. Come per tutti gli altri Titoli di Stato italiani, il taglio minimo è di 1.000 €. Le operazioni di collocamento sono affidate alla Banca d'Italia. A compenso di tale servizio, il Tesoro riconosce alla Banca centrale una provvigione dello 0,20% per il titolo triennale, dello 0,30% per quello quinquennale e dello 0,40% per le scadenze superiori. Tale provvigione viene, del tutto o parzialmente, trasferita agli intermediari che partecipano all'asta, considerando che essi non possono applicare commissioni alla clientela per tale servizio.

C.c.t.  CCT (Certificati di credito del tesoro) sono titoli a medio-lungo termine di durata di 7 anni emessi dal Ministero del Tesoro per finanziare il Debito pubblico. I CCT sono stati emessi per la prima volta nel marzo del 1991. Vengono assegnati con asta marginale. Le aste si tengono normalmente con cadenza mensile e sono generalmente riaperture della precedente emissione dello stesso titolo. Solitamente, con cadenza annuale vi è un'asta di emissione di nuovi titoli. I mercati secondari su cui sono scambiati sono il MOT (Mercato telematico delle obbligazioni e dei Titoli di Stato) per piccoli importi (1.000 € o multipli) ed il Mercato telematico a pronti dei Titoli di Stato (MTS) per scambi superiori a 2,5 milioni di euro. Sono titoli di credito al portatore o all'ordine, con rendimento a tasso variabile. Gli interessi sono corrisposti tramite cedole semestrali posticipate, il cui rendimento è pari al rendimento dei BOT semestrali nell'ultima asta che precede il godimento della cedola, aumentato di un spread che dal 1996 è stato fissato a 15 punti base (0,15%). Il rimborso avviene alla pari in un'unica soluzione alla scadenza. Le commissioni di collocamento sono pari allo 0,30% e sono a carico del Tesoro.

B.o.t. Il Buono Ordinario del Tesoro (BOT) è un titolo zero-coupon, ovvero un titolo senza cedola, di durata inferiore o uguale ai 12 mesi, emesso dal governo allo scopo di finanziare il debito pubblico italiano.

Il BOT viene rimborsato "alla pari" cioè il valore di rimborso coincide con il valore nominale del titolo, pari a 100.
Il titolo viene emesso senza cedola e quindi il rendimento è dato dalla differenza tra il valore di rimborso (valore nominale) e il prezzo di emissione, che è "sotto la pari", ovvero inferiore a 100.
 Il rendimento percentuale del titolo è calcolato rapportando il rendimento assoluto vale a dire la differenza tra il valore di rimborso (VR) e il valore di emissione (VE), al valore di emissione riportandolo all'anno.
Per un BOT ad un anno, ad esempio, se il valore di emissione è pari a 97, il rendimento del titolo è uguale a (VR-VE)/VE, ovvero nel nostro esempio (100-97)/97 = 3,09%. Se il titolo ha durata inferiore all'anno il rendimento si ottiene dalla formula: (VR-VE)/VE*36500/N, con N uguale al numero di giorni di durata dell'operazione. La duration (o durata media finanziaria) del BOT è pari alla sua vita residua, come nel caso degli altri titoli zero coupon.
Lo Stato emette i BOT tramite aste, dette "aste competitive", cui possono partecipare solo gli intermediari finanziari, che operano per conto dei loro clienti. Tali aste avvengono in mercati regolamentati quali il MOT (mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato), per lotti da 1.000 € o multipli, ed il MTS (mercato telematico a pronti dei titoli di Stato), per lotti superiori o uguali a 2,5 milioni di €. I titoli sono assegnati agli intermediari che hanno proposto le offerte più vantaggiose per lo Stato, ossia un prezzo d'acquisto più alto.

Deficit Deficit è il termine che indica la situazione economica di un'impresa nella quale i costi superano i ricavi, o di un ente pubblico nel quale le uscite superano le entrate. L'uso più frequente del termine deficit riguarda il settore pubblico dove si parla di deficit pubblico con riferimento alla differenza (ciascun anno) tra i costi della amministrazione statale e le entrate derivanti dalle imposte dirette e indirette versate da imprese e singoli cittadini. Le dimensioni del deficit pubblico vengono solitamente prese in considerazione in rapporto al PIL, per diverse ragioni. Anzitutto si vuol mettere in relazione il deficit con la capacità di produrre ricchezza e quindi di ripagare il debito che si accumula per effetto della presenza di più deficit. Nel caso di deficit pubblici il rapporto deficit/PIL rappresenta un indicatore più semplice da usare per fare confronti internazionali. L'uso dei valori assoluti sarebbe fuorviante, risultando tanto più elevato quanto più grande è lo stato in deficit e non solo quanto meno virtuoso è lo stato stesso. Infine il rapporto deficit/PIL non risente del processo inflattivo, mentre se si confrontano i valori dei deficit bisognerebbe correggerli per tener presente il fenomeno inflattivo. Per quanto riguarda l'Unione Europea gli accordi di Maastricht hanno definito un 'patto di stabilità' per cui è stato imposto ai paesi che li hanno sottoscritti di contenere il deficit pubblico entro la soglia del 3% del PIL.

Pil Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è una grandezza aggregata macroeconomica che esprime il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi. Il PIL può essere considerato come: la produzione totale di beni e servizi dell'economia, diminuita dei consumi intermedi ed aumentata delle imposte nette sui prodotti (aggiunte in quanto componenti del prezzo finale pagato dagli acquirenti); tale ammontare è pari alla somma dei valori aggiunti a prezzi base delle varie branche di attività economica[2] aumentata delle imposte sui prodotti (IVA, imposte di fabbricazione, imposte sulle importazioni) e al netto dei contributi ai prodotti (contributi agli olivicultori, alle aziende comunali di trasporto, ecc.); il PIL è, infatti, il saldo del Conto della produzione; il valore totale della spesa fatta dalle famiglie per i consumi e dalle imprese per gli investimenti; vale infatti l'identità keynesiana Y = C + G + I + (X - M), dove Y è il PIL, C sono i consumi finali, G è la spesa dello stato, I gli investimenti, X le esportazioni e M le importazioni; l'identità vale in quanto la quota del prodotto destinata alla vendita ma non effettivamente venduta si traduce in un aumento delle scorte, che sono una componente degli investimenti; la somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese; nell'attività produttiva si sopportano, infatti, costi per l'acquisto di beni e servizi da consumare o trasformare (i consumi intermedi) e costi per la remunerazione dei fattori produttivi lavoro e capitale; la produzione al netto dei consumi intermedi coincide quindi con la somma delle retribuzioni dei fattori. Il PIL è detto Interno in quanto comprende il valore dei beni e servizi prodotti all'interno di un paese (indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce). Più precisamente (v. anche il Sistema europeo dei conti nazionali e regionali), si considera la produzione di beni e servizi:

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